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Intrervista con Marcia Ball
"Spero che la mia musica non disturbi l'Etna"
L’intervista a Marcia Ball del giornalista Carmelo Di Mauro, pubblicata sul quotidiano “La Sicilia” del 20 luglio 2007
Una vita dedicata alla musica, quella di Marcia Ball, signora del boogie-woogie, che ha iniziato a suonare il pianoforte quando era ancora una bambina. La sua carriera è piena di premi e riconoscimenti: nello scorso mese di maggio la Blues Foundation le ha attribuito il “Blues Music Awards 2007” quale miglior pianista blues.
Voce calda e coinvolgente, Marcia Ball è un artista completo: formidabile pianista, cantante e autrice. Propone un boogie-woogie che affonda le radici nella tradizione del Texas e della Louisiana. Il genere è l’evoluzione del “barrelhouse”, un blues rurale ballabile, che i musicisti neri nei primi decenni del ‘900, suonavano nei tendoni (barrelhouse, per l’appunto) in cui, alla sera, gli operai dei cantieri ferroviari trascorrevano il tempo.
Giovedì 20 luglio, Marcia Ball aprirà l’Etna Blues Festival che, come da tradizione, si svolge a Mascalucia, organizzato dall’Associazione Sicilia Blues e dal Comune di Mascalucia, col patrocinio di Provincia Regionale di Catania (Assessorato Politiche di Valorizzazione dell’Etna) e Regione Siciliana.
L’abbiamo intervistata prima di quell’evento.
D) Signora Ball, nella sua carriera ha ricevuto numerosi Blues Music Awards, l’ultimo dei quali quest’anno, come migliore pianista blues. Quanto è importante, per lei, un premio come il Blues Music Awards?
R) Ricevere un Blues Awards è un vero onore, poiché i vincitori vengono selezionati da fans, musicisti, d.j. e promoters, che conoscono il blues ai massimi livelli. La consegna si svolge a Memphis, nel Tennessee, nel corso di uno splendido evento alla presenza delle leggende del blues. Negli anni passati ho avuto l’onore di suonare con artisti quali Solomon Burke, Little Milton, B.B. King, Ike Turner, Koko Taylor, Dr. John, Pinetop Perkins e molti altri.
D) Quanto il suo stile è influenzato dal genere pianistico “barrelhouse” ed in particolare quale pianista l’ha influenzata maggiormente?
R) Quando ero bambina mia nonna suonava per me musiche anni ’20 con un pianoforte del tipo barrelhouse. Ho sempre amato il boogie-woogie . Quando mi sono trasferita ad Austin, nel Texas, ho incontrato Robert Shaw e Roosevelt “Grey Ghost” Williams, due dei maggiori interpreti del genere, che realmente lavorarono nei cantieri ferroviari e suonato nei barrelhouse.
Per quanto riguarda le pianiste che mi hanno influenzato posso dire che apprezzo molto due interpreti del genere boogie woogie: Camille Howard e Hadda Brooks. Ma a mio avviso, oggi, la migliore è Honey Alexander della “Rod Piazza’s Band”.
D) E quale l’artista che considera il suo punto di riferimento?
R) Il Professor Longhair è il capostipite di gran parte della musica che io considero stile “New Orleans”. Credo, tuttavia, che Dr. John è colui che porterà questa musica nel futuro; è lui che sta creando qualcosa di nuovo, di eccitante, miscelando lo stile tradizionale al jazz, alla classica ed al funk.
D) Come giudica la contaminazione del Blues con generi musicali quali funky, jazz ed altri ancora?
R) Non sono una purista del blues. La mia musica non cerca di conservare il blues tradizionale. Scrivo e suono brani che combinano il blues con altri stili quali funk e soul e credo che in questo modo la musica cresca e si evolva. Se esci troppo fuori dai canoni non è più blues. Ottieni il rock. Ma se è questo ciò che vuoi fare, alla fine va bene lo stesso.
D) Lei è apprezzata pianista, cantante e autrice ed ha conseguito non pochi riconoscimenti. A questo punto della sua carriera si sente appagata?
R) C’è sempre qualcosa da fare o da imparare nella musica, che siano canzoni da scrivere o da suonare. Sono stata più volte premiata con Awards e gratificata con Grammy nomination ed ho avuto l’opportunità di suonare e diventare amica dei miei eroi musicali. Mi considero una privilegiata per aver potuto fare il mestiere di musicista. Amo viaggiare, divertirmi, incontrare gente e suonare. Le diverse band con cui ho suonato hanno sempre avuto ottimi musicisti che erano anche persone eccezionali, con cui ho passato momenti indimenticabili. Spero di poter continuare a suonare e scrivere ancora. Tutto ciò per me è il massimo e contribuisce, non poco, ad accrescere la mia creatività.
D) Sta per esibirsi in Italia: cosa conosce del nostro Paese ed in particolare cosa conosce della Sicilia dove sarà presente all’Etna Blues Festival?
R) Amo l’Italia, la sua gente, i suoi piatti, il vino e poi la campagna, le spiagge ed il mare. Ogni qualvolta sto per partire, mi informo sui posti dove andrò. Ho fatto in questi giorni una piccola ricerca su Catania. Dodici anni fa suonai nella crociera “Mediterraneo blues”, facendo tappa per un pomeriggio a Palermo. Sono rimasta incantata dal mercato di quella città e dalla cattedrale. Non vedo l’ora di arrivare in Sicilia e sono ansiosa di vedere l’Etna, e spero di non disturbarlo con la mia musica. Purtroppo resterò solo un giorno da voi: spero che mi basti per fare un giro e visitare Catania, le sue piazze, il Teatro greco-romano e spero di poter visitare il mercato. Dovrò ricordarmi di portare una valigia in più per i souvenir.


 
 
 
Associazione Sicilia Blues All Right Reserved. Testi e foto Pietro Nicosia e Biagio Scaletta. Sito realizzato da Studio Vitale