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John Mayall

L’intervista esclusiva rilasciata a Sicilia Blues prima dell’esibizione del 17 luglio nell’ambito dell’Etna Blues Festival
di Pietro Nicosia

Quando nel 1946 l’Europa era ancora invasa dalle macerie prodotte dalla Seconda Guerra Mondiale ed i giovani inglesi assaporavano una “normalità” non bellica, John Mayall, a tredici anni, iniziava a strimpellare il piano. Dal padre, musicista jazz, il futuro bluesman di Macclesfield (sobborgo nei pressi dell’operaia Manchester) ereditò la passione per i ritmi neri. L’arrivo in Europa di “The King of the Delta Blues”, l’ascolto di Robert Johnson e, soprattutto, di Muddy Waters, per il giovane Mayall furono la rivelazione. Riposta la matita (e la carriera di grafico) le sue mani impugnarono la chitarra e, soprattutto, l’armonica divenendo (insieme ad Alexis Korner) capostipite di una generazione destinata a cambiare il Blues europeo e mondiale e ad influenzare in maniera determinante il Rock. I suoi mitici Bluesbreakers divennero la palestra per musicisti entrati, anch’essi, nella leggenda quali Eric Clapton, Mick Taylor, Jimmy Page, Jeff Beck, Peter Green e John McVie.
Da allora sono passati più di quarant’anni e John Mayall continua a vivere di pane e Blues. Nel tour italiano 2008 c’è anche la prima volta in Sicilia: il 17 luglio a Mascalucia, nell’ambito dell’Etna Blues Festival, insieme ai mitici Bluesbreakers Buddy Whittington, Hank Van Sickle e Joe Yuele
Abbiamo intervistato John Mayall alla vigilia del suo tour italiano.


D) Mayall, l'ultimo suo album (“In The Palace Of The King”) è dedicato a Freddie King, indimenticato musicista texano scomparso negli anni ’70, a soli 42 anni. Quanto è stato importante, King, nella sua maturazione musicale?


R) Freddie King è stato fondamentale per la mia storia musicale. La sua voce è da sempre fonte di ispirazione per me, soprattutto perché abbiamo in comune lo stesso timbro vocale. Credo, inoltre, che non ci sia chitarrista di Blues, che sia inglese o americano, che non debba essere grato a Freddie King ed alla sua musica. Ritengo che sia stato un punto di riferimento per musicisti quali Eric Clapton (che produsse e suonò in ‘Burglar’, del 1974), Ron Wood, Mick Taylor, Stevie Ray Vaughan. Tutti hanno apprezzato il suo tocco di chitarra e la sua voce.

D) Quanto ritiene lei di aver influito nella crescita musicale di alcuni artisti con cui ha collaborato come Eric Clapton, Jeff Beck ed ancora Mick Jagger, Jimmy Page o Peter Green?

R) Un po’ tutti ci siamo influenzati a vicenda e tutti noi abbiamo attinto qualcosa l’uno dall’altro. Credo che, oggi, dopo tanti anni passati a suonare la stessa musica, possiamo considerarci componenti di una grande famiglia in cui ci si continua a sostenere a vicenda.

D) Crede che il Blues possa ancora trovare interesse nelle nuove generazioni?

R) Certamente. Sono convinto che questa musica abbia ancora tanto da esprimere e possa trovare ancora il favore del pubblico soprattutto quello più giovane. Vi è una nuova generazione di musicisti, anche molto bravi, che ha il compito di continuare a diffondere il Blues ed il suo significato più profondo. Fra i nuovi voglio citare Ronnie Brooks, uno dei migliori bluesman in circolazione. È ancora giovane ed avrà tempo per crescere e farsi apprezzare da un pubblico sempre più ampio. Il Blues è tutt’altro che una musica vecchia; è un genere che ha ancora tanto spazio per le nuove generazioni, che siano musicisti o semplicemente appassionati.

D) Ritiene che il suo pubblico sia differente in Europa piuttosto che in America?

R) Non vedo grandi differenze nella risposta del pubblico nei confronti della nostra musica. Credo che dovunque andiamo la gente sia interessata unicamente ad ascoltare buona musica e soprattutto il Blues.

D) Presto lei sarà in tour in Italia ed in particolare in Sicilia nell’ambito dell’Etna Blues Festival dedicato ad un vulcano. Questo suscita in lei una emozione particolare?

R) In tour si gira di continuo ed in alcuni casi ci si ritrova in Paesi differenti a distanza di un solo giorno. Stare sempre in giro consente di visitare luoghi sempre diversi, gente nuova, usi e costumi differenti; tutto questo è emozionante. Mi sono esibito in Italia parecchie volte ma non sono mai stato in Sicilia. Devo ammettere che sono molto curioso di conoscere la vostra Isola. E poi suonare addirittura su di un vulcano attivo!

D) Lei è considerato una leggenda vivente del Blues: ma lei si ritiene una leggenda?

R) Yes sure! (Ride). Certo che sono una leggenda, almeno sino quando potrò continuare a suonare e, soprattutto, sin quando avrò un pubblico (continua a ridere divertito).



Associazione Sicilia Blues All Right Reserved.Testi e foto Pietro Nicosia